Sull’inutilità e le sue forme complesse

di inutili necessari

La mia giornata di lavoro comincia con un tizio (sulla trentina beigiolino, occhiale stiloso, ai piedi le camper e i pantaloni col risvoltino, una maglia da Bocconiano piazzato male sul mercato del lavoro per chissà quale errore), che mentre parla auricolarizzato con qualcuno che non si sa chi sia, mi si avvicina e mi chiede senza nemmeno presentarsi:” ma tu sei Pinco Pallo?” Ed io :” no non sono Pinco Pallo perché Pinco Pallo non poteva essere qui, mentre io sono io!” E lui, voltandomi le spalle ma non al punto da non farsi sentire, continuando a parlare con qualcuno al di là dei suoi auricolari fa :”guarda che non abbiamo quello utile!”

Dunque la mia giornata inizia con un perfetto sconosciuto, uno che quando è nato, io avevo già finito le medie, che mi dà dell’inutile alle 9 del mattino con la stessa docile noncuranza con cui chiudi un cassetto con i piedi, o con cui butti giù la tavoletta del wc dopo aver pisciato, o con cui prepari le chiavi sei sette passi prima di arrivare al portone di casa. Così. Come se lo avesse letto su un gobbo. Su un copione, su un bigino del Geffer effervescente, su un cartello stradale con su scritto: davanti a te c’è l’ inutile.

La cosa peggiore in questi casi è la mia reazione. Anzi, la mia non reazione. Sì perché quando qualcuno mi appoggia addosso, o mi vaporizza con un ciuff ciuff, quasi mi videoproietta la sua generosa vagonata di merda e lo fa con tale fulminea spontaneità e senza la benché minima preparazione, io non reagisco. Io in questi casi sto. Sto. Nel senso di stare come sta una gondola sul televisore a casa della zia, un tappo sulla bottiglia, un sandalo birkenstock su una radical chic vegana che posta su Facebook i suoi 10 motivi per i quali ha deciso di non vaccinare suo figlio. Sto e basta. Come un oggetto nel suo luogo. D’un tratto divento un temperino, anzi no il temperino è utile. Divento un regolo. Una bomboniera di acciaio inossidabile. Divento un soprammobile della Thun, un centrino, uno sbucciamela a manovella, un politico di centrosinistra. Insomma inutile. Non dico nulla, taccio, subisco in uno stato di vaghezza sorridente in cui passo i primi minuti ad accertarmi di non essere vittima di uno scherzo. Ed è esattamente questo che mi fa imbestialire di me. Perché la rabbia, il senso di frustrazione e di umiliazione miste ad un desiderio di violenza sopraggiungono dopo, non subito, ma dopo accidenti! Perché, diciamolo, infondo la risposta perfetta a quello sgradevole incontro doveva essere una sola: una sonora sberla in faccia…sbammmm! Con aggiunta un appellativo come cretino! O maleducato superficiale finto nerd di merda! Un’ insulto ci voleva, altro che! Come nota a piè di pagina o a piè di sberla. Perché le cose apparentemente inutili sono spesso inaspettatamente necessarie! Sarò pure inutile caro il mio 50 sfumature di ecrù della pianura padana, ma sappi che alla mia inutilità soggiace la stessa ermetica incomprensibile complessità del tuo maglione coi rombi.