Il Natale è come la pioggia

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Nell’istante in cui sei maturo al punto da emanciparti dall’equazione natale=felicità succede che qualcosa di molto simile alla felicità tuo malgrado ti pervade.
Per anni ho sperato che “Babbo Natale ” mi portasse un “Babbo e basta”! Per anni ho proiettato su questo buco Nero chiamato babbo tutti i torti che ho ricevuto o le possibilità che mi sono state negate.
Dicembre con la sua pantomima rossa e oro, la bontà programmata su google calendar con notifica ogni 2-3 ore, ha fatto da contenitore e da detonatore a questo dolce baratro chiamato FESTA.
E come spesso accade quando certi conti non tornano, a volte la cosa più giusta da fare e anche la più ovvia, la più fisiologica: è Mollare. Mollare, dichiarare sconfitta, ammettere di non poter comprendere, staccare la spina , allontanarsi dai fogli pieni di cifre e distogliere lo sguardo. Svagarsi, riposare gli occhi guardando altro. O addirittura osare la lenta meticolosa epurazione dei canditi dal panettone. Ci metti un po’, è vero, ma una volta tolti tutti miracolosamente lo puoi addentare anche se si è sfaldato. Il gusto resta anche se la fetta non è perfetta.

La magia del Natale è una cosa che ti devi conquistare con fatica e intelligenza. E una volta conquistata, non ci sono buoni propositi, non aspettarti attenzioni particolari, baci sotto foreste di vischio, intossicazioni da zenzero. Non aspettarti nulla. La felicità e’ qualcosa di molto simile alla pioggia. Arriva quando arriva e le previsioni quasi sempre non ci azzeccano.

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