La repubblica delle fanfaluche

“Mi contraddico? Benissimo, allora mi contraddico, (sono immenso, contengo moltitudini).” – W. Whitman

Mi riabilito all’armonia soprattutto nei giorni di attesa. Quando si è seminato già da tempo ma non appare del germoglio neanche l’ombra. E ti giri più volte verso la stessa direzione per vedere se qualcosa è cambiato, se il bus ha svoltato da dietro la via, se i fiori sono stati restituiti dalla risacca porosa del tempo. Non c’è risposta alcuna. E anche il corpo ti chiede l’immobilita, nonostante la danza sia il tuo mestiere. Ho sorriso per i movimenti dell’avambraccio, per l’ombra che trascino, per lo scrocchiare delle ossa in un concerto di percussioni. Sfugge il sorriso come un colpo di tosse su un cumulo di piume bianche. Si disperde in mille punti di domanda, bianchi, leggerissimi. Vorrei sentirmi più vicino all’idea che mi ero fatto di me. Invece sorrido del fatto di allontanarmi diligentemente dal mio progetto. Scegliendo di fottermene totalmente. Scegliendo la mia unità di misura nella lista delle priorità:

⁃ umanità;

⁃ vita;

⁃ la ragione sugli altri.

Sono mesi che lascio parlare il mio sorriso, anche quando vorrei scegliere a caso tra la folla qualcuno a cui dare la colpa di tutti i mali del mondo. Armato di fossette. A fare spalluccia se qualcuno si è scordato di dirmi ciao. Sbattendomene il cazzo. Leggendo poesie di Walt Whitman. Sillabando la parola amore. Che tutto spiega, tutto permea, risolve e riabilita appunto. Mi prendo tutto il tempo di cui ho bisogno per creare una nuova costituzione: la repubblica dei ripensamenti, gli stati generali delle fanfaluche, la contea dei disordinati. Digitando la località “ a ramengo” sul navigatore. L’armonia è una sorta di reflusso gastrico. Ti sale da dentro quando vuole lei è ti cambia la giornata. E mentre pensi di averla spiegata come fosse un’espressione matematica, lei ha già trovato una prova reale per smentirti. E dimostrarti il contrario.

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Luca

Conosco un ragazzo dagli occhi grandi. Una di quelle persone che, solo ad entrare in una stanza, hanno il potere di far cambiare l’umore, di mutare i bronci in sorrisi, di creare le storie dai finali col botto. Conosco un ragazzo, che prende e va, fottendosene delle conseguenze, e va davvero. Va lontano. Conosco un ragazzo che non ha mai avuto paura di mettersi in discussione, di sporcarsi le mani, con l’arte, con la danza, con i fiori.

Conosco un talento silenzioso, un buffone mite, un inguaribile romantico. Conosco un allievo preciso, meticoloso e onesto. Non ho mai fatto mistero della verità: è stato uno dei miei preferiti dal primo giorno di scuola.
Conosco un ragazzo che per descriverlo bisogna trovare le parole giuste, inventare un lessico nuovo, perché le parole usate fino ad oggi non so se bastano, rischierei di farlo diventare uno dei tanti. Conosco un ragazzo che non sarà mai uno dei tanti, perché ha in sé tutto quello che basta per fare POESIA.
Conosco un ragazzo che quando nel cielo non ci sono stelle, le disegna sul pavimento.
Conosco un ragazzo che si chiama Luca e quando penso al Piccolo Principe, io penso a lui.
La sua PAGINA FB: https://www.facebook.com/7Eotto/?fref=ts

il mio compleanno

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Qualcuno ha detto che soffrire è il modo più veloce per crescere.
Lo pensavo anch’io. Poi visto che non mi pare di essere diventato un genio soffrendo ho provato a fare il contrario. Non sempre ho ottenuto risultati meravigliosi, tuttavia ogni mattina mi sveglio col sorriso qualunque cosa accada, anche se è presto, anche se ho sonno. Come quando ero piccolo e mi svegliavo felice e affamato di vivere.

La leggerezza che ho conquistato rende veloci le mie giornate e a volte ho il dubbio di aver saltato un giorno. Chissà se è davvero così! Essere felice è stato il regalo più bello che potessi fare a me stesso.

E forse è stato sorridendo in un giorno veloce che mi sono accorto di essere davvero un po’ cresciuto.

la simpatia

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In parole semplici, secondo Hume la simpatia deriva dalla nostra capacità di riconoscere noi stessi negli altri. Dunque, secondo lui, sbagliamo a dire: “lui è un ragazzo simpatico!” pensando alla simpatia come un aggettivo (come goloso o freddoloso o elegante o pigro ecc), cioè una qualità dell’altro. Sbagliamo perché, secondo Hume, la simpatia che proviamo per qualcuno è un’attivazione del nostro pensiero, non un tratto distintivo degli altri.

Boh!
Io a volte ci metto tutta la buona volontà ad attivare simpateticamente il mio pensiero su alcune persone… ma sempre patetiche teste di cazzo restano!!!

Risvegliarmi

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Mi alzo dal letto in preda a un dubbio … Faccio la pipì poi al ritorno devio in direzione salotto, sposto le garze IKEA che un tempo erano tende e faccio due passi sul balcone, gli unici due possibili considerate le sue dimensioni.
Milano mi regala lo spettacolo elegante della sua aurora, veloce, perfetta, noncurante. Questione di 5 minuti di sospensione ultraterrena prima che si scateni l’inferno chiamato città.
Mi sembra di vedere tutto come guardandolo da una gelatina trasparente blu cobalto che degrada di minuto in minuto verso un grigio-rosa.
E mi sembra di percepire suoni mai sentiti.
Lo spegnersi dei led dei lampioni.
Lo stridere delle snikers sul pavimento dei box.
Un gled soffi che fa PUFFF.
L’ondeggiare di una tenda molestata dall’insistenza di un ventilatore.
I like sullo smartphone della signora a passeggio col cane.
La gru sospesa sembra un nuovo monumento, chissà da quanti mesi e’ li di fronte al mio balcone resa invisibile dal rumore della città.
Mi è sembrato di percepire lo schiudersi delle ortensie del giardino di fronte.
Il suono del mio corpo che si stacca dal fondale come colto da un piccolissimo riflettore con la luce a taglio, grigioperla. Una luce dall’intensità bassissima che delinea appena il mio profilo ma quella che basta a rendermi presente. E per un attimo mi ritraggo dalla balaustra per paura di essere totalmente riconoscibile, umanamente esposto, come un cervo in una prateria che pensa di essere solo ma che è già sulla traiettoria di un fucile.
Poi mi sembra di percepire il suono del sopraggiungere delle zone d’ombra, impossibile e magnifico.
Poi la lenta manifestazione dei volumi disegnati dalla luce desaturata dell’alba.
Mi è sembrato di percepire il respiro sincronizzato di mille persone nelle loro ultime ore di sonno.
Il sali-scendi dei loro stomachi.


Ho avuto il dubbio che non fosse la mia città, di essermi svegliato altrove.
Un’auto ha svoltato sulla via, il tempo di girarmi il cielo ha già un inequivocabile est e un suo antagonista grigio scuro.
Sale una tapparella, poi un’altra e un’altra ancora. E come se dalle case della gente fuoriuscissero fasci luminosi di realtà che si posano sulle cose per restituire loro l’esatto colore, l’esatta funzione e l’esatto errore.
Rientro in casa con un dubbio mutato in due dubbi, anzi tre o quattro, cosa importa.
Tra pochi minuti la luce coprirà il colore e i contorni della città ed io potrò tornare suo arredo indistinto, senza paura di essere percepito per quello che sono, senza paura di fucili puntati.
A breve tornerò a confondermi, come una creatura in un quadro di Bosch, come nel giochino “trova Wally” … Ci sono. Il mio non trovarmi non mette in discussione la mia esistenza.

Ci sono comunque.

Trovarmi è solo questione di tempo.

Che farò grandi cose

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zennissimo \ ph. Kyle Thompson

Che la vita mi abbia negli anni suggerito uno o più modi per auto incitarmi alla sopravvivenza questo è quantomai evidente. Sono il miglior coach di me stesso. Sono colui che crede maggiormente (forse l’unico) nelle mie potenzialità. Non chiedetemi su quale base. Sono in assoluto il maggior supporter della squadra composta da me, i miei braccialetti di legno, i miei fantasmini, le mie mutande tezenis in promozione e i miei biscottini Doemi integrali…

Questa è la mia squadra! Il team Manico.

Dopo aver scoperto il nuovo shop delle Equilibra in Piazza Argentina la new entry in casa sono stati gli integratori. Dopo una cura di vitamina C ora sono passato al complesso vitaminico B. Che oltre a essere un toccasana per il corpo dovrebbe (inspiegabilmente) favorire le mie funzioni celebrali. Pensate un po’! Con soli 3.50€ miglioreranno le mie funzioni mentantali. Le sinapsi saranno più solerti a fare il loro lavoro, i neuro trasmettitori come dhl scorrazzeranno da una parte all’altra della mia calotta cranica e il budino grigio, il dentro della noce nella mia testa non potrà che elaborare idee, stress e input con maggiore efficenza. Se funziona con un investimento di 3.50 € pro capite i governanti di tutte le nazioni del mondo potrebbero far tornare intelligenti i miliardi di idioti che popolano il pianeta. Dai macellai del sedicente stato islamico, ai pedofili del Vaticano, dai bulli ai prepotenti, dai radical chic ai complottasti, dai creativi del teatro di ricerca ai grafici hipster …. Tutti guariti dalla vitamina B… Rinsaviti, svegliati dal torpore, riapriranno gli occhi come la Bella Addormentata dopo l’abiocco, si alzeranno dal loro giaciglio con velocità sino a perdere l’equilibrio per uno svarione e Torneranno a pensare prima di parlare, ad ascoltare, a immedesimarsi, a cambiare punto di vista…faranno grandi cose.

E anch’io sento che farò grandi cose.

Innanzitutto inizierò ad amarmi, a credere nel mio domani, guarderò le persone sforzandomi di percepire l’immensa fatica che hanno fatto per essere arrivati fin li, salvi. Porterò avanti i miei progetti. Sarò Fedele alle mie inclinazioni naturali: l’arte, l’amore e la curiosità. Voglio saperne di più, imparare, stupirmi con ancora meno effetti speciali. Superare la paura dell’aereo e vedere panorami che non ho mai visto. L’India, l’America, l’Oriente. Farò grandi sogni e progetti nonostante la mia situazione economica, nonostante le correnti sfavorevoli. Ho bisogno di dirmelo. Ho bisogno di ricordarmi che sono solo vittima di un errore. Che non è tutto finito. Tornerò a creare, tornerò a scrivere, tornerò a fare il mio lavoro. Ho bisogno di rassicurare me stesso. Che non ho fallito, ho solo scelto di prendere le distanze da un certo me per fare il carico di energia. Per ritornare un giorno e tornare più lucido e più forte.

Farò grandi cose perché grandi cose penso, perché non temo la fatica, perché sono un’ inesauribile entusiasta. Perché soffro troppo, perché merito il giusto, perché mi infervoro, mi appassiono, mi fido.

errore di calcolo_i pipponi del coreografo (al mattino)

le idee sono anarchiche
le idee sono anarchiche

Flauto traverso, violini, viole vaporizzati come nebbiolina per irrigare il prato inglese dei condomini di periferia. La nebbiolina oltrepassa, per errore di calcolo, i cancelli delle recinzioni inumidendo i marciapiedi. Così la musica oltrepassa chissà quale finestra sino a vibrare, per errore di calcolo, ai lati di qualche nuca.

Mi interrogo: come è stato possibile maturare un odio così profondo per la materia di cui dispongo per lavorare? Che tradotto vuol dire: ho sbagliato direzione? Eppure non mi sono dato una direzione, me ne sono date almeno 60, tutte differenti. Ci vuole un sano delirio di onnipotenza per fare il mio lavoro.

Se fa caldo il marciapiede si asciuga in un attimo come se dall’’asfalto soffiassero milioni e milioni di phon accesi tutti contemporaneamente. Se ha piovuto allora piove sul bagnato…, se pioverà chissà.

Qualcuno potrebbe fraintendere. Non è il mio lavoro che odio, nemmeno l’’oggetto finale del mio operato (seppur esso sia volatile). È lo strumento che odio. Il corpo di un essere umano che non sia il mio. Questo odio. Cioè questo amo, forse.

L’’usanza meridionale di schizzare l’’asfalto davanti i portoni di casa per abbassare la polvere è un ottimo esercizio per le narici. Allena il corpo ai temporali estivi in cui ad un tratto si è travolti da un odore esagerato che contiene, in sé, tutte le componenti di un ricordo: la velocità, la sintesi, le palpitazioni.

Il pittore odia i pennelli? Odia i colori? Lo scrittore odia i tasti del pc? Forse odia il disordine delle sue idee? Lo scultore odia il marmo? Non lo so. Io gradualmente detesto il corpo di colui che faccio danzare. Perché esso può fare tanto e anche più di quello che gli chiedo di fare ma, non sarà mai obbediente come un colore, come un tasto, come uno scalpello (non sono sicuro di quello che scrivo!). Avrà un supplemento di anima che forzerà il mio territorio, che violerà l’’intimo motivo della mia opera. Si ribellerà quando avrò lo slancio creativo, si stancherà quando sarà solo all’’inizio, si sazierà di snak ipocalorici anche quando l’’opera avrà come oggetto la fame e il desiderio, percorrerà il mondo per fare audizioni mentre sarò a metà di un trittico. E dunque ciò che odio combacia perfettamente con ciò che ho amato, per cui più che colpevolizzarmi per quello che sono giunto a detestare, dovrei domandarmi se è naturale la portata di questo amore spropositato che c’è alla base.

Se la musica tempera il rigore scientifico di un bucato steso più per presunzione che per necessità, allora è possibile ipotizzare che, come un detersivo Dixan liquido, essa entri nelle fibre della pelle, nella trama e nell’’ordito delle vene per sciogliere imperfettamente residui di unto, aloni di delusioni passate presenti e future. Ma imperfettamente ripeto.

Quindi amando meno in partenza, forse odierei meno alla fine. Questo è impossibile. La diplomazia, l’’opacità intellettuale, l’’equilibrio lo risparmio per i conoscenti, per i lavori di provincia, per le cene di classe e per i parenti lontani. Non per ciò che amo e creo.

Un tir percorre la strada trascinando via con sé il suono di un allegro. Poi di nuovo un silenzio imperfetto, un’alone sull’’asfalto che vuole convincermi di essere stato una pozzanghera, un tempo. Ed io ci credo nuovamente, per un errore di calcolo.