I miei primi passi


Il 13 dicembre 1979 allentai la presa dalle dita della mamma: non me lo ricordo ovviamente, mi è stato riferito.

Abitavamo dalla nonna, nelle case popolari, dove in giardino l’inverno sputava limoni dalla scorza profumata. La stessa scorza che veniva grattata nell’impasto delle crostate e che rimaneva sotto le unghie corte delle mani della nonna per giorni. 

Questo me lo ricordo bene, quando pochi anni dopo l’avrei accompagnata all’alimentari e mi avrebbe tenuto stretto per mano per attraversare la strada. Nei giorni precedenti al 13 dicembre, mamma mi sosteneva cercando di dare una forma a quel goffo tentativo di stare in equilibrio e cercando di plasmare nella memoria del mio corpo qualcosa di simile a un percorso, a un obiettivo. Sempre lo stesso. Per evitare che mi perdessi. Che mi perdessi anche io. Ed io quel giorno esitai solo un attimo poi lasciai le sue mani. E cominciai a camminare. Solo. Come se sapessi benissimo dove andare. Feci infatti un “prodigioso” giro intorno al tavolo. “E Senza perdersi !” Avrà esultato mia mamma gongolando con la vicina di casa.
Non feci un percorso dritto ma un giro. 

Tornai esattamente nel punto da cui ero partito. La prima di una lunga serie di volte. Insomma niente di straordinario se non il fatto che ora con queste gambe danzo, giro, salto, corro per professione! Sono pagato per farlo. Sono passati 37 anni da quel 13 dicembre posso dire che in un certo senso mia madre aveva ragione… ancora oggi riesco a fare il giro di un tavolo senza perdermi. 

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Luca

Conosco un ragazzo dagli occhi grandi. Una di quelle persone che, solo ad entrare in una stanza, hanno il potere di far cambiare l’umore, di mutare i bronci in sorrisi, di creare le storie dai finali col botto. Conosco un ragazzo, che prende e va, fottendosene delle conseguenze, e va davvero. Va lontano. Conosco un ragazzo che non ha mai avuto paura di mettersi in discussione, di sporcarsi le mani, con l’arte, con la danza, con i fiori.

Conosco un talento silenzioso, un buffone mite, un inguaribile romantico. Conosco un allievo preciso, meticoloso e onesto. Non ho mai fatto mistero della verità: è stato uno dei miei preferiti dal primo giorno di scuola.
Conosco un ragazzo che per descriverlo bisogna trovare le parole giuste, inventare un lessico nuovo, perché le parole usate fino ad oggi non so se bastano, rischierei di farlo diventare uno dei tanti. Conosco un ragazzo che non sarà mai uno dei tanti, perché ha in sé tutto quello che basta per fare POESIA.
Conosco un ragazzo che quando nel cielo non ci sono stelle, le disegna sul pavimento.
Conosco un ragazzo che si chiama Luca e quando penso al Piccolo Principe, io penso a lui.
La sua PAGINA FB: https://www.facebook.com/7Eotto/?fref=ts

Colpi di grazia

Vi è mai capitato di legarvi ad una persona in modo profondo al punto da credere di conoscerla davvero? Vi è mai capitato di vedere in questa persona una luce tale da restarne abbagliati? Eppure, siate sinceri, quanta di quella luce vi ha permesso di vedere veramente? Di soppesarne il reale peso umano? Di percepirne la forma autentica?Ma soprattutto, una volta che avete capito che tutta quella luce era un film di cui voi eravate registi e direttori della fotografia, una volta capito che quella luce era in voi, che quella luce eravate voi, cosa avete scelto di fare? Franare nel reale ammettendo a voi stessi di essere degli inguaribili coglioni? O siete andati avanti per la vostra strada – con una amarezza indescrivibile – consapevoli del fatto che a volte la grazia e la bellezza che abbiamo visto negli altri c’è, esiste veramente ( non ci siamo sbagliati) ma non ci appartiene, non è nostra?

#domande #dubbi