Il mio migliore abbraccio

img_5734

Lo vidi varcare la soglia della casa della nonna. Non esitai, fui colto da un moto di entusiasmo inspiegabile e totale, l’entusiasmo che solo un cinquenne può avere. La luce della porta di ingresso aveva schiarito i suoi contorni disegnando intorno a lui una sagoma color limone.

Fu una corsa verso la luce, come quelle corse in slow motion nei sogni, mentre venivo accecato dalla penombra del corridoio. Gli saltai alle ginocchia, tesi le braccia verso di lui e mentre pronunciavo la parola ‘papà’ ecco, solo allora fui turbato da un dubbio … ” amore non è papà, e’ lo zio!” – Lo zio. Lo zio? Come lo zio?


Infatti era lo zio.
Il fratello minore, il timido, il goffo, il pasticcione, quello che tutti i fratelli di mio padre chiamavano “il coglione”, l’unico di loro davvero capace di un gesto umano. Un tipo che poi a vederlo bene neanche somigliava a mio padre, e comunque non al punto da confonderli. Eppure ci avrei giurato. Fu la sua timidezza a bloccarmi, la sua incapacità a gestire l’irruenza di un amore assurdo. La sua educazione. Il suo senso del rispetto lo rendeva l’alieno della famiglia, non a caso. E comunque che importava? Io la faccia di mio padre non me la ricordavo nemmeno. Ricordavo a malapena il suo odore, gli occhi carichi di grigio, forse il timbro della voce… quindi aver sbagliato persona non era poi così grave. Se solo lo zio mi avesse detto a dispetto di tutti e tutto che si, era lui mio padre, bhe io gli avrei creduto. Lo avrei rispettato e amato come un figlio. Invece lui divenne rosso. Perché era timido.


Ed io da allora, non ho più abbracciato nessuno in quel modo.


Oggi ripensando a quel bambino di cinque anni già un po’ miope, al suo padre arrogante e assente e al suo zio un pó goffo a cui tutti ma proprio tutti davano del coglione solo perché timido, mi sento quasi fortunato ad aver dato a quello zio il migliore dei miei abbracci.

Per sbaglio ok ma il mio migliore abbraccio.

Annunci