la password di un vaglia veloce

il mio nome è una Pw
il mio nome è una Pw

Il pulcino del pinguino di Adelia è ricoperto da un piumaggio grigio fuligginoso, in alcune specie macchiato di bianco e di grigio.

Sono diventato la parola chiave di un vaglia postale veloce, il mittente sei tu, padre, il destinatario mia sorella. Non mi rivolgi la parola da otto mesi. Credo sia difficile pronunciare un nome troppo spesso taciuto. Tacere per troppo tempo secca la gola. Emettere un suono dopo un lungo silenzio vuol dire per un attimo non riconoscere la propria voce. La voce trattenuta diviene rauca, irriconoscibile, estranea ……il primo suono necessita di un successivo colpetto di tosse, …il neonato credo pianga per questo… dopo un silenzio durato otto-nove mesi il primo suono dovrà sembrargli orribile. Nasciamo e piangiamo spaventati dalla nostra stessa voce e dal violento rumore che d’’un tratto ci scuote sino nelle viscere.

In genere, le uova e i piccoli vengono accuditi da entrambi i genitori.

E allora costa meno, forse scriverla, la parola …lo faccio anch’’io spesso… mentre parlo al telefono con qualcuno. Non faccio strani ghirigori con la biro blu, ma scrivo le parole o la parola che non ho potuto pronunciare per troppo tempo, padre. Tu ad esempio scrivi il mio nome su un vaglia postale, sono diventato la tua password, la chiave d’’accesso, per accedere dove?

Il maschio del pinguino di Adelia digiuna durante tutto il periodo della nidificazione, del corteggiamento, della deposizione delle uova e per le prime due settimane di cova, mentre la femmina fa riserve di cibo nel mare. Quando questa ritorna dall’acqua per dargli il cambio alla cova, il maschio si immerge per nutrirsi e ripristinare le proprie riserve di grasso; poi torna alla colonia, portando cibo ai piccoli che nel frattempo sono usciti dall’uovo.

Esiste l’istinto paterno? Mia madre dice di no. Rivendica. Le lascio l’illusione di questo primato. Non lo so, la chiesa puttana in Italia non mi permette di adottare. Esiste però l’’istinto figliale. Questo lo posso dire con certezza. Il figlio sente il bisogno della mamma quanto quello del papà, soprattutto quando si è molto piccoli, prima che subentri il massacro dell’’antipatia verso uno dei due, antipatia su cui ci sarebbero da aprire un centinaio di parentesi. Io ero attratto da entrambi. Cataste di musicassette registrate in presa diretta lo testimoniano. Qualcuno ha avuto addirittura il cattivo gusto di farmele ascoltare. Play. Il rumore indefinito delle mani (di mia madre) sul tasto rec/pause, fruscio, rumori domestici, stoviglie, poi la voce bianca di un bambino che gioca con i lego, chiede quando torna papà. Chiede e richiede. Poi sospirar…e quel cazzo di sospiro sarà un luogo da lui molto frequentato in futuro, ma lui questo non lo può ancora sapere. Le registrazioni sono tutte monotematiche. Pause.

Entrambi i genitori si dividono la responsabilità di nutrire gli immaturi. Non tutte le specie vanno incontro, durante la stagione della riproduzione, a periodi di digiuno così lunghi come il pinguino di Adelia.

Digiuno d’’affetto, spesso correvo incontro a tuo fratello, convinto fossi tu e lo chiamavo col tuo nome. Dio quanto ti odio. Tutto il mio odio è concentrato semplicemente e unicamente sulla tua persona, sul tuo non essere.

Al momento della schiusa, la maggior parte dei pulcini restano nella tana o nel nido per tutto il periodo in cui vengono nutriti dai genitori.

A cinque anni ti ho rigato la macchina con le chiavi, a sette ti ho tagliuzzato la carta di credito, a dieci anni ho fatto un falò con i tuoi libri su Berlinguer, a 16 ho vuotato nel cesso le bottiglie di vino appartenute a tuo padre a 30 anni vivo aspettando il giorno in cui mi chiederai di farti da badante, giorno in cui ti dirò di fotterti.

I genitori sono in grado di riconoscere i propri pulcini fra migliaia.

Qui i vicini di casa e i parenti mi chiamano con il tuo nome. Ci confondono perché siamo fisicamente identici, io 20 centimetri più alto. Ma ci confondono comunque e io li detesto. Parlo al telefono e prendo la biro blu, la parola chiave guida la mia mano…il mio nome al posto di un altro. Un nome vale l’’altro, sei lettere. Mittente. Vorrei che un bambino (quello giusto) mi corresse incontro in quel modo. Destinatario. Il vaglia è di 600 euro.

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